"Sono nato e cresciuto a Verona, in una famiglia tranquilla. Mio padre, ingegnere, dirigeva una piccola azienda: da lui ho preso il piacere della comprensione intelligente del mondo. Mia madre mi aiutava nelle “ricerche” che facevo per la scuola elementare e mi stimolava la curiosità di andare a scoprire e imparare cose sempre nuove. 

Ho frequentato il liceo classico di Verona, una scuola che mi ha offerto ricchi stimoli culturali; ma era anche una scuola pretenziosa e provinciale, chiusa nella salvaguardia dei privilegi e dell’identità della borghesia di provincia. Erano gli anni ’60-’70, in pieno conflitto generazionale.

Il mondo cambiava in fretta, la maggior parte degli adulti intorno a me faceva fatica ad accettare il cambiamento e si arroccava su posizioni difensive e sterili. Io avevo poca fiducia nel mondo adulto, pochissima nei miei insegnanti. Mi scontravo molto con loro e con tutte le figure d’autorità. 

L’adolescenza è stata un periodo di rivolta, perché non mi riconoscevo nei valori espressi dal mondo circostante. Era anche un periodo di grande confusione, in cui niente sembrava più certo. L’unica cosa che mi sembrava chiara era la sensazione che il mondo che vedevo fosse molto diverso da ciò che mi sembrava giusto e buono. 

Erano anni in cui si viveva di sogni, ed io viaggiavo molto, per cercare nuovi amici e nuove idee. A vent’anni ho deciso di partire per un lungo viaggio solitario, a vagabondare per il mondo. Ovviamente sorrido delle mie ingenuità di quei tempi, ma mi sembra di continuare ancora a vivere un’avventura iniziata allora.

Durante gli anni degli studi universitari, a Bologna, la confusione e il conflitto con il mondo adulto si sono un po' riconosciuti e saldati con il percorso comune della generazione cui appartengo. C'era il desiderio di sperimentare forme di vivere e di amare nuove. L'ansia di cambiare il mondo, di trasformarlo in un mondo migliore, meno ingiusto.

Al terzo anno di Fisica si incontra la "nuova" fisica del XX secolo: la meccanica quantistica, e la teoria della relatività di Einstein. Sono teorie affascinanti, rivoluzioni concettuali profonde dove la visione del mondo cambia in profondità, vengono messe in discussione le idee precedenti, anche quelle considerate più acquisite. Si scopre che il mondo non è per nulla quello che si pensava, si impara a guardare le cose con occhi nuovi.

Ho scoperto un pensiero, il pensiero scientifico, che stabilisce delle regole per capire il mondo; e poi le cambia, le mette in discussione. L'interesse per la fisica teorica nasce così, più per caso e per curiosità che per una scelta consapevole.

Mi ero iscritto a Fisica, e non a Filosofia, più che altro perché nella mia ingenua sfiducia verso le istituzioni ritenevo i problemi filosofici troppo seri e importanti, per volerli discutere a scuola.  La scienza è stata quindi per me un compromesso: la possibilità di non rinunciare alla voglia di cambiamento e di avventura, di mantenere la mia libertà di pensare e di essere quello che sono, senza per questo mettermi troppo in conflitto con il mondo intorno a me. Anzi, facendo qualcosa che il mondo apprezza."